La cura della vite: una breve guida

20 Nov 2019 | Redazione Tubex |

La vite è una delle piante più antiche mai coltivate. Basta pensare che già nella Bibbia se ne fanno ampi accenni, mentre varie testimonianze storiche legate ad essa sono riconducibili addirittura al Neolitico. Essa ha attecchito nella maggior parte del mondo, dimostrando una notevole adattabilità a vari climi e latitudini. Proprio in virtù della sua origine così antica, ormai le varie specie attualmente coltivate sono degli ibridi, frutto di continui incroci.

La vite che conosciamo da tempo

Da un punto di vista strettamente botanico, la specie è conosciuta come Vitis vinifera. Quelle coltivate sono classificate nella sottospecie “sativa”, mentre quelle selvatiche sono denominate “silvestris”. A partire da quest’ultima, nel corso dei secoli l’uomo ha selezionato numerose varietà con frutti dalle caratteristiche più diverse, molte delle quali adatte alla vinificazione.

Pur nella sua diversità, essa presenta caratteristiche comuni. La vite, infatti, è un arbusto rampicante a foglie caduche che, in inverno, entra nel riposo vegetativo. Il fusto è legnoso e può presentare diverse caratteristiche, che variano a seconda del tipo di coltivazione intrapresa.

Come coltivare al meglio la vite: i primi passi

Nonostante la vite sia molto diffusa sul nostro pianeta, la sua coltivazione non è così semplice come potrebbe sembrare. Per ottenere un buon raccolto, infatti, è necessario prestare una particolare attenzione ad una serie di fattori che, insieme, portano al raccolto di uva di elevata qualità. In particolare, il tipo di terreno, il clima e la specie sono tre elementi da non sottovalutare mai quando si decide di intraprendere la coltivazione della vite.

Nel caso si abbia poca terra a disposizione, ma si voglia comunque iniziare una piccola produzione di uva, è consigliabile rivolgersi prima ad un agronomo. Questo professionista potrà verificare la natura del terreno e scegliere la varietà più idonea. La vite è una pianta forte, che però necessita di alcune condizioni per poter attecchire perfettamente.

Le necessità da non sottovalutare

Innanzitutto, la pianta ha bisogno di una posizione soleggiata, un particolare che favorisce la formazione di un’elevata concentrazione di zuccheri. Necessita inoltre di un clima asciutto, utile per ridurre al minimo l’uso di preparati a base di rame. La vite, poi, non sopporta i ristagni di acqua, perché le radici possono facilmente marcire. Pertanto, è necessario assicurare ad essa un buon drenaggio. Fatte queste doverose precisazioni, vi spieghiamo brevemente come piantare nel modo migliore la vite.

Come piantare la vite: i consigli

Per prima cosa vi consigliamo di preparare in modo adeguato il terreno, creando dei solchi fino ad una profondità di circa 50-60 cm e fertilizzando tutto con concime organico. Dopo che questa operazione sarà terminata, potrete procedere piantando le barbatelle. I periodi migliori per farlo si concretizzano nei mesi di ottobre, novembre e marzo.

Durante il primo anno di vita, la pianta deve essere assistita con cura. Bisognerà irrigarla e fertilizzarla con uno specifico concime a base di azoto, che favorirà lo sviluppo radicale e della chioma. Qualora non si abbia a disposizione troppo spazio, si potrà optare per la coltivazione di ortaggi nei solchi liberi dalle viti. Facendo così si riuscirà a mantenere il terreno libero da erbacce, senza compromettere lo sviluppo della vite e delle altre piante.

Ripetendo nel tempo queste operazioni, già dal quarto anno si potranno raccogliere dei grappoli di buona qualità, ma è dal decimo anno che la produzione raggiungerà il massimo delle sue possibilità.

Quale impianto scegliere

È sufficiente viaggiare per le varie zone d’Italia per rendersi subito conto di come, da nord a sud, siano differenti i metodi di impianto usati per la coltivazione della vite. Ciò è legato ad una serie di fattori ed è finalizzato, ovviamente, ad ottenere la massima produzione di uva di elevata qualità, sfruttando le caratteristiche climatiche di una particolare area.

Gli impianti a spalliera sono quelli che probabilmente vediamo con maggiore frequenza, proprio perché sono effettivamente i più diffusi. Naturalmente, essi sono anche i più semplici da curare e rendono facile la raccolta. Per questo motivo, vi consigliamo di adottare questa tipologia di impianto anche per una coltivazione “amatoriale”.

Nelle regioni del nord Italia, invece, è più frequente vedere i classici impianti “a tendone”, che riescono a sfruttare al massimo i benefici del sole. Sui terreni molto scoscesi, viene usato perlopiù l’impianto “a rittochino”, utile per permettere ad ogni pianta di avere lo stesso grado di illuminazione ad opera dei raggi solari. In quest’ultimo caso, però, le piogge dilavano troppo il terreno.

Le principali cure per la vite

Come abbiamo precedentemente accennato, la vite è una pianta robusta, ma ciò non vuol dire che non necessita di cure e attenzioni costanti durante gran parte dell’anno. Curandola nel modo corretto, si potrà favorire un raccolto abbondante e di qualità. I dettagli elencati finora potranno di certo fare la differenza. Tuttavia, ci sono anche altri elementi da conoscere. In questo caso, è importante sapere che le principali operazioni dedite alla cura della vite iniziano a febbraio e devono essere portate avanti fino a dopo la vendemmia, in autunno.

Quando parliamo genericamente di cure, ci riferiamo appunto ad un insieme di operazioni che riguardano la nutrizione, la potatura, la giusta irrigazione e la prevenzione delle malattie più comuni. Il modo e la frequenza con i quali dovete concimare il terreno dipendono dall’età del vitigno. Per cui, in genere, le piante più giovani necessitano di una maggiore quantità di azoto, mentre la produzione di uva viene favorita da fosforo, potassio e magnesio. La concimazione deve avvenire in primavera, utilizzando il classico metodo della zappatura del terreno.

La potatura della pianta e la sua irrigazione

Per quanto riguarda la potatura, in caso di viti giovani si dovrà eseguire un taglio in grado di rafforzare la pianta. Quando le piante saranno adulte sarà necessario effettuare una diversa potatura. Via via che i tralci crescono, è doveroso procedere con la loro legatura per evitare che essi possano spezzarsi con il peso dei grappoli. Ricordate che l’irrigazione delle viti non deve essere fatta in modo sistematico, ma solo se c’è una particolare siccità o se le piante sono molto piccole. In tutti gli altri casi, infatti, troppa acqua potrebbe far marcire le radici.

Le più comuni malattie della vite e i rimedi

La vite è soggetta ad una serie di malattie che possono minare seriamente non solo la produzione, ma anche la sopravvivenza stessa delle piante. Per scongiurare questo pericolo, è necessario intervenire in modo preventivo piuttosto che tentare di porre rimedio dopo che la malattia sarà comparsa. In genere, i prodotti da usare sono miscelabili tra loro e devono essere sciolti in acqua. La maggior parte di essi ha una bassa tossicità e non costituisce alcun pericolo per la salute umana. In caso di terreno non troppo grande, sarà sufficiente irrorare questi prodotti tramite l’apposita irroratrice da spalla.

La peronospora è un fungo che attacca le piante in presenza di temperature ed umidità elevate, e reca notevoli danni. Per scongiurare ogni pericolo, è consigliabile usare la poltiglia bordolese, che può essere mescolata anche allo zolfo. Quest’ultimo costituisce un valido rimedio ad un altro problema della vite, lo oidio. Esso si riconosce dalla presenza di foglie con una patina bianca, che poi si può trasferire anche sugli acini, danneggiandoli irrimediabilmente. Si deve irrorare lo zolfo al mattino presto o nel tardo pomeriggio.

Altre malattie da non sottovalutare

Quando si tratta di curare al meglio la vite, è utile conoscere anche la tignola. Quest’ultima è un parassita che deposita le uova nell’uva e le cui larve si cibano degli acini. Purtroppo, è molto resistente, per cui è necessario utilizzare arsenicato di piombo. Se i grappoli sono già formati, per evitare contaminazioni tossiche sarà opportuno preferire altri prodotti in commercio.

La botrite è un altro fungo che attacca i grappoli già quasi del tutto formati e vicino alla maturazione. La muffa avvolge completamente gli acini ed è necessario intervenire tempestivamente per salvare la vendemmia. Poiché essa si sviluppa con l’umidità e con la scarsa circolazione di aria, conviene diradare le foglie e lasciare liberi i grappoli nella fase finale della maturazione.

Infine, fra le malattie più temute dai viticultori c’è la filossera che, nell’Ottocento, distrusse quasi completamente le viti europee. Si tratta di un afide che danneggia la radice nel caso di piante di origine europea, e le foglie nelle viti americane. Incrociando le due specie si riescono ad ottenere piante resistenti alla filossera.

La cura della vite grazie alle protezioni per le piante giovani

Per proteggere la pianta della vite nei primi anni di vita, è utile usare delle apposite protezioni tubolari. Il marchio Tubex propone prodotti di qualità, che si presentano come uno dei metodi per la protezione delle vostre viti. Pertanto, sarà possibile affidarsi agli shelter più adatti alle proprie coltivazioni e usarli per proteggere le piante giovani e promuovere il loro corretto sviluppo. Grazie a questi prodotti si può iniziare la coltivazione della vite nel modo giusto e raggiungere presto risultati di qualità.


18 Nov 2019 | Redazione Tubex |

Se avete intenzione di piantare degli alberi da frutta, di certo ci sono numerosi dettagli che dovreste conoscere. Chiaramente, tutto può cambiare da una specie ad un’altra. Alcuni alberi potrebbero avere delle specifiche necessità, che magari altri potrebbero non avere. Nonostante questo, possiamo dire che alcune nozioni relative alla messa a dimora delle piante sono uguali in ogni situazione. Con questi presupposti, andiamo a vedere nel dettaglio come comportarsi in questi casi e cosa dovreste sapere prima di mettervi all’opera.

Cos’è esattamente la messa a dimora?

Il termine “messa a dimora” è molto comune nell’ambito del giardinaggio, della silvicoltura, dell’agricoltura e di tutte quelle attività che hanno a che fare con alberi, arbusti e piante di ogni genere. Si tratta infatti di un’espressione tecnica usata per identificare l’atto di piantare il fusto in quella che sarà la sua eventuale sede definitiva. Pertanto, se comprerete dei piccoli alberi da frutto dal vivaio, procederete con la messa a dimora proprio quando tornerete nel vostro giardino o nell’orto e li pianterete nel terreno.

I dettagli più importanti, da considerare prima di piantare l’albero

Quello che dovreste considerare prima della messa a dimora (e spesso ancor prima di comprare l’albero) è questo fatto: ogni vegetale va piantato nel periodo giusto. In pratica, per ogni specie esiste la stagione migliore per procedere al trapianto o alla semina. Perciò, in base a quello che vorreste piantare, dovreste informarvi, chiedendo direttamente al vivaio oppure facendo riferimento ad alcuni dei nostri precedenti articoli.

In genere, le piante da frutto possono essere coltivate durante l’autunno inoltrato, o comunque entro la fine della stagione invernale. Questo periodo vedrà questi alberi in riposo vegetativo, privi di foglie e più semplici da piantare nel terreno. Chiaramente, avranno bisogno di un’apposita protezione, che ne potrà promuovere la sopravvivenza, anche durante i mesi più freddi, e una notevole crescita fin dall’inizio della primavera.

Perché è importante eseguire la messa a dimora nel periodo giusto?

Come abbiamo detto, optare per la messa a dimora degli alberi da frutto in autunno inoltrato è la soluzione ideale. Si tratta del periodo migliore e lo stato della pianta ci assicura una più facile gestione della stessa. Tuttavia, i vantaggi della messa a dimora nel momento giusto sono anche altri.

Tra questi troviamo in primo luogo il migliore attecchimento, che potrà ovviamente essere avvalorato dalla scelta di una valida protezione per il fusto. In questo periodo dell’anno, le piogge aiuteranno il terreno a compattarsi meglio intorno all’apparato radicale dell’albero da frutto, e questo è di certo un buon punto di partenza.

Altri vantaggi comportati dalle giuste tempistiche

Le piogge faranno la differenza anche in termini di irrigazione. Tra l’altro, non dobbiamo dimenticare che il corretto attecchimento, unito all’irrigazione stessa e ad una valida cura della pianta, daranno modo a quest’ultima di crescere meglio non appena si alzeranno le temperature. In pratica, l’albero avrà tutto il tempo per attecchire come si deve e le sue radici si svilupperanno. In questo modo, a primavera sarà pronto per fiorire e dare i suoi primi frutti.

Eseguire la messa a dimora in primavera non è impossibile e non è sbagliato. Tuttavia, in questi casi, l’albero da frutto non avrà abbastanza tempo per attecchire e per far sviluppare le proprie radici. Non avrà le forze per procedere al suo migliore sviluppo e non potrà mostrare il suo massimo potenziale durante i mesi più caldi. Pertanto, quando si tratta di piantare gli alberi fruttiferi, non bisogna assolutamente sottovalutare l’importanza del periodo giusto.

Attenzione però: non tutte le piante da frutto hanno le stesse tempistiche da rispettare

Nonostante quello che abbiamo appena detto, non dimenticate che non tutte le piante vanno messe a dimora nello stesso periodo. Perciò, anche se la maggior parte degli alberi da frutto vanno trapiantati in autunno e in inverno, è opportuno conoscere le eccezioni del caso.

Tra queste troviamo il fico, l’albero dei cachi, l’ulivo, il nespolo del Giappone e tutte quelle piante che non sopportano bene il freddo durante il periodo di attecchimento. Con questi presupposti, sottolineiamo nuovamente l’importanza di richiedere informazioni specifiche sulla determinata specie alla quale si è interessati.

alberi da frutta

La posizione ideale per gli alberi da frutto

Una volta appurati i precedenti dettagli, è utile pensare al luogo nel quale verrà piantato l’albero: qual è il posto ideale? Solitamente, le piante fruttifere adorano il sole, che in alcuni casi rende anche i frutti più ricchi di zuccheri. Inoltre, dobbiamo considerare che molti alberi temono il freddo e le correnti. Pertanto, è importante trovare al fusto un luogo al riparo dal vento e notevolmente esposto al sole.

A questo proposito, non bisogna dimenticare che l’esposizione migliore è quella a sud. Questa è certamente la posizione più idonea per alberi più delicati come l’olivo, il pesco e l’albicocco. Tra le piante da frutto che invece sopportano meglio il freddo e non necessitano di una sostanziale esposizione al sole troviamo il melo, il pero, il ciliegio, il nespolo europeo e molte altre.

Il tipo di terreno perfetto per un’ottimale messa a dimora

È chiaro che il terreno ha la sua importanza. Infatti, ci sono alcuni terreni in grado di promuovere maggiormente lo sviluppo dell’apparato radicale della pianta e di quest’ultima nella sua interezza. Altri, invece, rientrano nella norma o non sono molto adatti allo scopo. Quando si tratta di piante fruttifere, i migliori terreni sono quelli detti “a medio impasto”. Se poi sono provvisti di un valido drenaggio e contengono molte sostanze organiche utili alla crescita dei vegetali, è chiaro che l’albero potrà giovarne ancor più.

Si sconsigliano i terreni argillosi, in quanto sono troppo compatti e non in grado di favorire il corretto e rapido attecchimento. Chiaramente, questi potrebbero rendere più difficoltosa anche l’operazione di messa a dimora.

I principali schemi d’impianto da tenere in considerazione

Quando si desidera piantare più alberi da frutto, si possono considerare gli schemi d’impianto più diffusi. In genere, gli alberi vengono piantati in alcuni casi seguendo uno schema a quadrato a file dritte oppure a quinconce ovvero a quadrato a file sfalsate.

In base allo spazio a disposizione, sarà possibile scegliere lo schema di impianto migliore. Nonostante questo, però, considerando anche il numero di alberi da piantare, sarà opportuno posizionare le piante a 5-6 metri l’una dall’altra. Si dovrà considerare una distanza di almeno 3 metri da edifici, pavimenti e costruzioni di vario genere.

Come si mette a dimora un albero da frutta?

Dopo aver capito quando e quali elementi considerare prima di piantare un albero, andiamo a vedere come eseguire l’operazione. Una volta scelta la posizione e fatti i vari calcoli in base all’ambiente e al numero di piante da mettere a dimora, si potranno iniziare a preparare le buche. È consigliabile farle di una larghezza di circa 80-100 centimetri e di una profondità da 60 a 80 centimetri.

Nei terreni argillosi sarà opportuno aumentare la profondità e creare uno strato di piccoli sassi sul fondo (di circa una decina di centimetri). Nel caso in cui in precedenza siano stati piantati altri alberi da frutto nello stesso luogo, si potrà immettere un po’ di calce viva all’interno della buca. Essa potrà aiutare a prevenire eventuali attacchi da parte di funghi o similari.

Come procedere per la messa a dimora?

La zolla con le radici non dovrà essere interrata troppo, ma dovrà permettere al fusto di rimanere in superficie. La parte superficiale della zolla potrà anche rimanere qualche centimetro più sopra rispetto alla superficie del piano dell’orto o giardino. Tutto quello che abbiamo appena detto sarà importante da un punto di vista dell’attecchimento. Infatti, una pianta troppo interrata rischia che le sue radici non respirino. Se la stessa non viene abbastanza interrata, potrebbe invece cadere e quindi comunque non attecchire al terreno nel modo giusto.

Tenendo conto di questo, dopo aver posizionato il fusto, si potrà riempire l’area circostante con la terra tolta al momento dello scavo. Si consiglia di sminuzzare questo terreno, in modo che sia friabile e che non promuova né il ristagno dell’acqua né la formazione di “bolle” d’aria. Per rendere il terreno più morbido, si potrà aggiungere ad esso un po’ di terriccio universale. Infine, si potrà rinforzare il terreno con un po’ di concime, oppure utilizzando circa un paio di chilogrammi di stallatico.

Cosa fare dopo il posizionamento?

Per terminare l’operazione di messa a dimora, si potrà pensare alla protezione dell’albero da frutto. In questo senso potrà essere utile usare un tutore in legno, per evitare che cada per colpa del vento. Sarà ancora meglio usare un’apposita protezione tubolare per piante fruttifere. Questa potrà proteggere il piccolo fusto dalle intemperie, dal freddo in generale, ma anche dagli attacchi di animali. Le migliori soluzioni sono studiate per non soffocare la crescita della pianta, bensì per favorirne lo sviluppo. Oltre alla protezione, non si dovrà dimenticare di terminare la messa a dimora con una corposa irrigazione.

La protezione creata appositamente per i giovani alberi da frutto

In termini di protezione, non possiamo fare a meno di parlare di Tubex Fruitwrap. Nello specifico si tratta di un tubo protettivo, realizzato con un materiale eco-friendly. È disponibile in varie altezze e dotato di un diametro dilatabile che seguirà la crescita del fusto senza ostacolarla. Questa protezione presenta una struttura avvolgibile e di facile installazione.

Tubex Fruitwrap è uno shelter in polipropilene a parete doppia che crea un microclima potenziato e favorevole alla crescita degli alberi da frutto garantendo un ottimo rapporto resistenza/peso. Questo prodotto è studiato per degradarsi in modo naturale, seguendo la crescita della pianta che protegge. Tubex Fruitwrap è l’ideale per tutti gli alberi da frutto e li protegge non solo dal freddo e dal vento, ma anche dai roditori e dagli erbicidi nebulizzati.

Ora che sapete come occuparvi della messa a dimora degli alberi da frutto e della loro protezione, non vi resta che scegliere la pianta e mettervi all’opera!

 


15 Nov 2019 | Redazione Tubex |

Oggi parliamo di clima e, più nello specifico, di quello di cui hanno bisogno i piccoli fusti per crescere al meglio. Il ritmo di crescita delle piante dipende da tanti fattori come la temperatura, l’umidità, la luce, le caratteristiche del terreno e l’esposizione ai venti e agli agenti atmosferici. Entriamo subito nel dettaglio.

Il principale rischio da non sottovalutare e le relative accortezze

Sicuramente, le condizioni meteorologiche e la temperatura dell’ambiente sono i fattori fondamentali, soprattutto in questi ultimi anni che il clima sta vivendo drastici cambiamenti. Nell’ultimo decennio, le temperature sono aumentate in tutto il mondo e hanno determinato l’accelerazione della crescita dei giovani alberi. Se questo a prima vista sembra un vantaggio, in verità non è affatto così. Infatti, i nuovi alberi crescono effettivamente più in fretta, ma muoiono prima.

Pertanto, se siete interessati alla silvicoltura, alla frutticoltura o all’agricoltura, probabilmente vi sorge spontanea una domanda: qual è, attualmente, il clima perfetto per garantire e ottimizzare la crescita dei giovani alberi?

In questa guida vogliamo fornirvi tutte le informazioni e i dettagli indispensabili se volete far crescere bene i giovani alberi. Nello specifico, vedremo qual è il clima migliore e la temperatura adeguata in base alla tipologia di albero. Vedremo inoltre come è possibile favorire lo sviluppo dei fusti creando il perfetto microclima.

La crescita degli alberi è sinonimo di soddisfazione, ma anche di tanta attenzione

I silvicoltori, gli agricoltori e i frutticoltori sono veramente soddisfatti solo quando vedono realizzato il progetto di cura e sviluppo di un bosco o una foresta, o comunque dei propri alberi e delle piante del loro orto o giardino. Quindi sono felici quando vedono che alberi e piante crescono in fretta e nel modo migliore. In queste situazioni, possono infatti ammirare i frutti di un lavoro portato avanti con tanta fatica.

La velocità di crescita degli alberi nei boschi e nelle foreste è data, in primis, da un fattore genetico e intrinseco legato alla specie degli alberi. In secondo luogo, dipende dal clima della zona in cui la pianta viene messa a dimora. Il fattore chiave in un progetto di rimboschimento, o più in generale di cura degli alberi, è l’attenzione alle condizioni atmosferiche e climatiche in cui la pianta cresce.

Il clima migliore per lo sviluppo dei giovani alberi

Ogni albero appena piantato richiede una temperatura e un clima specifico per crescere sano e forte e avere una vita lunga. Ci sono specie che sono molto sensibili alle temperature fredde e necessitano di un clima temperato o addirittura molto caldo. D’altra parte, ce ne sono anche altre che crescono soltanto a temperature rigide. La vera sfida è dunque conoscere le esigenze della specie, rispettarle e soddisfarle appieno, nonché ottimizzare le condizioni climatiche richieste dal vostro albero per farlo crescere bene.

A questo proposito, è utile sapere che l’area più vulnerabile dell’albero giovane è quella che si trova più vicina al tronco. Pertanto, il microclima che si crea in questa zona ha un effetto importantissimo sul metabolismo e sull’andamento della crescita dell’albero, ma anche sul tasso di traspirazione e il bilancio energetico relativo alle foglie. In altre parole, si devono tenere sotto controllo e ottimizzare il clima e il microclima all’interno dei quali gli alberi crescono.

crescita delle piante

Come possiamo aiutare i giovani alberi a crescere come si deve?

Il principale modo per aiutare gli alberi giovani a crescere è raggiungere un difficile e importante equilibrio tra la fotosintesi, la traspirazione e la respirazione. Questo obiettivo, tuttavia, è ottenibile solo utilizzando supporti tecnici in grado di creare un microclima stabile intorno all’albero. Quando la fase di sviluppo dell’albero è seguita con elevata attenzione, l’equilibrio viene raggiunto a lungo e anche la durata di vita di quella pianta aumenterà sensibilmente. In questo, però, dobbiamo ricordare che non tutti gli alberi necessitano dello stesso clima e microclima.

Un clima perfetto per ogni albero

Ciascun albero ha una condizione climatica specifica che, se presente, consente ad esso di crescere bene sin da giovane. Per fare chiarezza su questo concetto, possiamo nominare ad esempio l’acacia, una specie diffusa nelle zone tropicali dell’America Centrale e del Sud e dell’Africa meridionale.

Questa è una pianta che necessita di un clima molto caldo ma senza eccessi. È molto sensibile e vulnerabile alle temperature fredde e la sua prima fioritura avviene a marzo. Anche una singola gelata può mettere in difficoltà la crescita e la fioritura dell’acacia. In quanto alla posizione e all’esposizione, è utile sapere che l’acacia deve essere messa a dimora in un luogo riparato dai venti e sotto il sole.

D’altra parte, possiamo fare anche un altro esempio: l’acero riccio. Esso raggiunge un’altezza di 25 metri e si presenta come una pianta le cui necessità climatiche sono nettamente diverse da quelle che abbiamo appena visto. Infatti, si trova soprattutto in Europa e per la crescita necessita di un clima continentale e di temperature fredde. L’esposizione ideale è al sole, ma cresce bene in altezza anche all’ombra. Tollera il vento e gli altri agenti atmosferici e ha bisogno di un buon grado di umidità.

Altri esempi da considerare

Un altro albero, la Paulownia, nel suo primo anno di vita può crescere anche di tre metri, ma solo se si trova nelle giuste condizioni climatiche. Cresce soprattutto in Europa e ha bisogno di un clima abbastanza caldo. Il gelo e i periodi di freddo lungo e intenso mettono a rischio la sua crescita e la relativa fioritura. Questo albero resiste abbastanza bene a ondate di freddo brevi e passeggere. Un’altra pianta che possiamo prendere in considerazione è la quercia rossa.

Si tratta di una specie diversa rispetto alle querce nostrane. Infatti, queste ultime tendono ad avere un accrescimento lento, ma una longevità straordinaria. La quercia rossa è chiamata “albero a crescita rapida”. Si trova soprattutto nelle aree dell’America settentrionale e negli Stati del Nord Europa. Arriva fino a 30 metri di altezza e il suo tronco può raggiungere un diametro di misura notevole. Tollera benissimo i climi freddi e preferisce una posizione soleggiata. Nelle zone più calde, invece, si consiglia un’area per metà sotto il sole e per l’altra metà all’ombra.

Infine, possiamo considerare un’altra specie, molto apprezzata dai silvicoltori e spesso utilizzata nei rimboschimenti. Si tratta del tiglio, un albero molto imponente che non cresce molto facilmente e che non raggiunge altezze maestose. In Europa la specie di tiglio più diffusa è la Tilia platyphyllos. Questa è una pianta che resiste ad altissime temperature e anche alla siccità, ma deve essere protetta dalle ondate di gelo.

L’importanza del clima nel primo anno di vita

Insomma, come avrete compreso, ogni albero è diverso e le sue necessità per quanto riguarda il clima possono essere nettamente differenti. Ecco perché è fondamentale conoscere le caratteristiche della pianta che si sceglie di innestare o di mettere a dimora. A seconda della specie di albero o arbusto, i consigli da seguire e le cure da implementare cambiano.

Il primo anno di vita della pianta, che in molte specie è il periodo in cui si riscontra la maggiore crescita, è decisamente il più importante. Quindi è opportuno tenere sotto controllo lo sviluppo fin dalla semina o dal trapianto del piccolo fusto, occupandosi di offrire all’albero la giusta protezione.

I prodotti per la protezione del giovane fusto e per la regolazione del microclima

Se volete superare definitivamente l’ostacolo degli sbalzi di temperatura e, allo stesso tempo, le conseguenze di una temperatura troppo elevata, gli shelter Tubex si presentano come la soluzione più ottimale. Abbiamo a che fare con protezioni tubolari ideate a seguito di anni di studi scientifici, in grado di creare un microclima perfetto per ogni albero. Grazie a questi prodotti, l’attecchimento iniziale della pianta risulta più facile e il tasso di sopravvivenza migliora notevolmente rispetto agli alberi cresciuti senza un’adeguata protezione.

Le peculiarità delle protezioni Tubex

L’uso di questo dispositivo consente di piantare alberi più piccoli, permettendo loro di resistere meglio al clima esterno e ai danni provocati dagli agenti atmosferici. Li ripara dal vento e dagli attacchi dei roditori. Questa protezione è ottima per favorire lo sviluppo e la crescita dei giovani alberi, proprio grazie al microclima che si crea al suo interno.

Essa migliora il tasso d’umidità, riducendo lo stress idrico e aiutando gli alberi a crescere anche in presenza di siccità. In pratica, non solo cresceranno meglio, ma avranno anche radici più forti. È stato riscontrato più volte che le piante protette con gli shelter Tubex presentano tutte una biomassa più ampia e consistente. Queste protezioni tubolari sono studiate per non intaccare l’aumento del diametro del fusto. Infatti, hanno una struttura avvolgibile o chiusa, rispettivamente studiate per srotolarsi o rompersi in funzione della crescita dell’albero.

Le nostre conclusioni

In base a quello che abbiamo detto in questa breve guida, è chiaro che quando si tratta di alberi è fondamentale informarsi sulle specifiche caratteristiche degli stessi, nonché soddisfarne e rispettarne le esigenze. Si consiglia dunque la messa a dimora nei periodi più adatti e l’imminente uso di protezioni apposite come quelle offerte da Tubex.

Un albero piantato in un’area con il giusto clima e la temperatura adeguata ha l’occasione di crescere meglio sin dai primi anni di vita e di mostrare il massimo del suo potenziale. Queste opportunità vengono ottimizzate dalle cure, dalle attenzioni offerte allo stesso e dalla corretta protezione. Pertanto, non esitate a fare del vostro meglio a riguardo. Vi aspettiamo per fornirvi ulteriori informazioni sui prodotti Tubex.

 


05 Nov 2019 | Redazione Tubex |

La silvicoltura e lo sviluppo rurale

Volete dedicare il vostro tempo e le vostre risorse alla silvicoltura? Perché no? La coltivazione e la cura degli alberi, o appunto silvicoltura, oggi si rivelano davvero un ottimo investimento. Questo avviene soprattutto grazie agli incentivi delle politiche agricole per lo sviluppo rurale, nonché grazie alle prospettive di crescita e finanziamento di questo settore. Infatti, la silvicoltura è finanziata dall’Unione Europea (UE), dallo Stato e dalle regioni, proprio poiché migliora l’utilizzo delle aree rurali abbandonate e reca benefici generali a tutto l’ecosistema.

Se volete dunque iniziare il vostro percorso nel mondo della silvicoltura, avete avuto un’ottima idea sotto ogni punto di vista. Tuttavia, è prima opportuno fare chiarezza su alcuni concetti. In questo articolo parleremo della silvicoltura e delle sue peculiarità. Vedremo inoltre come potrete portare avanti progetti ambiziosi nel settore e, infine, come migliorare lo sviluppo rurale con tecniche e strumenti adeguati.

Cos’è la silvicoltura: i dettagli

Molti avranno sentito parlare di silvicoltura, in particolare come una branca separata e distinta dall’agricoltura. Essa è volta a curare, mantenere e sviluppare i boschi. Si tratta infatti di un insieme di tecniche finalizzate alla crescita degli ecosistemi arborei. Oggi, la silvicoltura è diventata più importante a causa della crisi climatica e del progressivo aumento dell’inquinamento.

Il sostegno alle foreste ha un ruolo chiave nello sviluppo del territorio. I boschi sono la componente principale del benessere del territorio e solamente se sono oggetto di cure costanti e attente è possibile migliorare lo stato di salute dell’ambiente, il territorio stesso e l’aria che noi tutti respiriamo.

Ecco come la cura degli alberi può fare la differenza

Come ben sapete, gli alberi trasformano l’anidride carbonica in ossigeno, preservano e migliorano la biodiversità del territorio e rappresentano una risorsa di valore inestimabile per la razza umana. Le foreste ospitano e regalano frutta, selvaggina, funghi e altre risorse naturali rinnovabili. Rappresentano un polmone verde per l’Europa intera e per il resto del mondo, e assicurano acqua e aria pulite.

I benefici che offrono i boschi sono tanti, ma ottenerli richiede che queste aree siano gestite con molta cura. Nello specifico, gli obiettivi devono essere quelli di mantenere la biodiversità, la produttività, la capacità di far ricrescere e rigenerare alberi e arbusti con il tempo e, in generale, raggiungere un buon equilibrio con gli altri ecosistemi. Il raggiungimento di questi traguardi richiede un impegno particolare e l’utilizzo di metodi specifici.

Il miglior metodo per ottenere risultati validi con la silvicoltura

L’approccio migliore alla silvicoltura è quello sostenibile. Le stesse istituzioni UE hanno diverse volte sottolineato come sia importante promuovere la silvicoltura con un metodo sostenibile per la crescita delle foreste europee. A fronte della presentazione di diversi documenti e progetti, molte istituzioni hanno offerto molti finanziamenti ai silvicoltori che si impegnano a utilizzare questo metodo nelle loro foreste. Ma cosa significa esattamente “silvicoltura sostenibile”?

Si tratta di un processo di cura, mantenimento e sviluppo del bosco, che punta a utilizzare le risorse offerte (legname, funghi, frutti e vegetazione in generale) senza minare i benefici e i vantaggi che la società può trarne a lungo termine. Il futuro della silvicoltura è molto diverso dallo sfruttamento intensivo che, fino a poco tempo fa, ha completamente distrutto le risorse delle foreste per darle a pascoli, allevamenti di bestiame o coltivazioni agricole.

La soluzione per promuovere lo sviluppo rurale e i correlati vantaggi

Attraverso una coltivazione attenta e sostenibile è possibile promuovere lo sviluppo del bosco nel breve e nel lungo termine. Le sue risorse consentiranno di raccogliere legname e altri frutti, di proteggere paesi e cittadine da fenomeni franosi. Favorire lo sviluppo del bosco con la giusta coltivazione significa anche far sopravvivere gli ecosistemi naturali e lottare contro l’inquinamento con il rilascio costante di ossigeno nell’aria.

Un esempio concreto di silvicoltura sostenibile

Per fare un esempio utile a comprendere quali sono le migliori soluzioni in questo ambito, immaginate di iniziare a curare un bosco. Quando sarà il momento di recuperarne le risorse, non dovrete tagliare il legname in una soluzione unica. Sarà meglio tagliarne un certo quantitativo all’anno, lasciando che almeno la metà degli alberi continui a crescere forte e sana, e mantenendo così l’integrità di tutta la foresta.

In altre parole, il lavoro di silvicoltura nella foresta va pianificato intelligentemente. Una parte si può dedicare alla produzione di legname, preservando il ciclo di imboschimento, taglio e raccolta. Un’altra parte, invece, è possibile riservarla alla protezione di ecosistemi o al miglioramento dell’assetto idrogeologico della zona e così via.

Come pianificare al meglio le attività di silvicoltura

I progetti di silvicoltura sostenibile di un bosco variano a seconda di differenti fattori legati alla terra dove si trovano gli alberi da curare e tenere sotto controllo. Il primo passo, quando si pianifica e si studiano le fasi d’azione, consiste dunque nell’analisi del territorio. Si dovrà osservare da vicino la foresta, facendo un inventario del legname presente, delle specie selvatiche di flora e della fauna e dei bacini idrografici.

Il secondo passaggio è decidere cosa raccogliere dalla foresta e, soprattutto, in quali quantità. Come anticipato, infatti, la raccolta di legname va effettuata senza distruggere in modo permanente le risorse del bosco. È necessario fare un programma molto attento e preciso.

Si possono quindi potare gli alberi piuttosto che abbatterli oppure abbattere gli alberi più vecchi, lasciando crescere i nuovi o i più giovani. Si potranno piantare altre specie arboree in modo diradato per migliorare la crescita e, infine, piantare dei nuovi alberi per dare maggiore vigore all’ecosistema forestale.

Le altre operazioni da eseguire

Il terzo passo è occuparsi della combustione controllata per favorire il processo di rigenerazione naturale delle foreste. Il quarto passaggio è il monitoraggio della salute e della crescita del bosco. Il quinto e ultimo passo è lavorare fianco a fianco con tutte le comunità locali per preservare quello che è il valore delle aree boschive della zona.

combustione controllata silvicoltura

Le funzioni delle foreste e la silvicoltura

L’UE ha sostenuto che il modo migliore di procedere, quando si tratta di silvicoltura, è quello di avere un approccio sostenibile che tenga conto del ruolo multifunzionale proprio di ogni bosco. Finora, nel nostro Paese, la silvicoltura sostenibile ha conosciuto uno sviluppo più lento rispetto ad altri Stati europei.

In Italia, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, solamente il 15,7% delle foreste viene sottoposto a pianificazione per assicurare uno sviluppo per quanto possibile sostenibile. Soltanto il 9% ha ottenuto il certificato internazionale di sostenibilità del suo sviluppo.

Nonostante questo, i silvicoltori del nostro Paese sottolineano l’importanza di avere un approccio di cura volto ad incentivare lo sviluppo e la crescita della molteplicità di risorse ottenibili dal bosco.

La silvicoltura e lo sviluppo rurale

In Europa, molte aree ricoperte da boschi e foreste sono state disboscate e sono state trasformate in terreni da pascolo, da allevamento intensivo o per l’agricoltura. Molte terre disboscate, e poi adibite a coltivazioni, sono state con il tempo abbandonate, dando vita in tal modo a un fenomeno di esodo rurale o di abbandono delle campagne. Oggi, in Europa, il disboscamento e la deforestazione hanno fortunatamente subito un arresto.

Il nuovo futuro è quello della gestione forestale sostenibile, che vuole creare un equilibrio migliore tra lo sfruttamento delle risorse naturali e il mantenimento di tutto l’ecosistema boschivo. Il problema rimane questo: come gestire le zone rurali e sfruttare quelle risorse tanto importanti per il nostro ecosistema? La risposta la possiamo trovare all’interno degli investimenti per il settore forestale.

I fondi disponibili e le nostre conclusioni

In particolare, è utile sapere che l’UE ha messo a disposizione un fondo di sviluppo rurale. Si tratta di un sostegno finanziario rivolto a tutti i proprietari terrieri, specialmente quelli di foreste, e alle cooperative affinché si dedichino alla riforestazione o silvicoltura con un metodo sostenibile.

Il mantenimento delle foreste e la riforestazione dei terreni disboscati combattono in modo diretto l’abbandono rurale e contribuiscono allo sviluppo di territori che altrimenti cadrebbero in disuso completo.

Dedicandosi alla silvicoltura seguendo i consigli ed i principi della sostenibilità, è possibile svolgere anche una serie di servizi pubblici come il mantenimento di risorse idriche, la conservazione della biodiversità, la gestione dei paesaggi e la protezione del territorio contro le catastrofi naturali. In pratica, lo sviluppo rurale deriva da un progetto intelligente e capace di garantire numerosi vantaggi.

I prodotti consigliati per la silvicoltura

Se volete dedicarvi in modo serio alla coltivazione e alla cura di una foresta, non potete fare a meno di avere i giusti prodotti. Sicuramente, se non siete nuovi di questo settore, saprete bene che non è facile arrivare a un buon risultato nell’imboschimento di un’area rurale o boschiva. Noi vi consigliamo di utilizzare in particolare gli shelter Tubex, prodotti brevettati e frutto di anni e anni di ricerche scientifiche nel settore della silvicoltura e non solo.

I modelli a disposizione sono diversi. Quello da tenere più in considerazione quando si tratta di silvicoltura è certamente il Tubex Ventex. Questa è una protezione tubolare con un sistema di aerazione brevettato, pensata per le piante giovani. È capace di creare un microclima che migliora la crescita degli alberi, favorendone lo sviluppo in altezza e anche nel diametro, garantendo così un aumento della biomassa.

Tubex produce anche altri modelli di shelter, ovvero sistemi protettivi che sono utilissimi nei progetti di rimboschimento per migliorare l’attecchimento e la crescita degli alberi.